Introduzione ai dibattiti
Il Vicepresidente della regione Piemonte, Roberto Vaglio, augura il benvenuto ai membri dell’Ufficio da parte del Presidente, Enzo Ghigo. Il Presidente Lassalle ringrazia Roberto Vaglio per questa accoglienza la quale testimonia della costanza del suo impegno nell’APMM fin dall’inizio. Esprime il suo riconoscimento a Pierre Remy - padre spirituale di questo progetto – e ringrazia la piccola squadra dell’APMM, Claudine Stanislas e Gitta Jacob, per l’allestimento in breve tempo di questa riunione. Saluta i sig. Alain Jouret e Philippe Pialoux, rappresentanti dei Ministeri francesi degli Affari Esteri e della Cooperazione, grazie al sostegno dei quali la riunione di Torino ha potuto aver luogo. Ringrazia altresì VSF-CICDA ed il Comune di Saluzzo per il loro sostegno alla manifestazione. Augura il benvenuto alle delegazioni presenti dell’Africa (Camerun, Madagascar, Marocco, Uganda), dell’America Latina (Colombia, Bolivia, Ecuador, Perù), dell’Asia (Kirghizistan, India, Nepal), dell’Europa (Francia, Italia, Portogallo, Romania, Svizzera), il cui elenco integrale figura qui.
Egli ricorda l’importanza della montagna nel mondo con il 35 % della superficie ed il 15 % della popolazione. La montagna racchiude in se alcune delle più grandi ricchezze naturali del pianeta e ciò nonostante, i montanari ne dominano praticamente nessuna. Le costruzioni politiche e culturali fanno sì che si trovino spesso emarginati. Questo riconoscimento del loro diritto ad esporre la propria opinione sulla risorsa costituisce un elemento essenziale per il futuro.
Dopo Chambery, l’incontro di Quito ha permesso di suggellare nel 2002 la nascita ufficiale dell’APMM con l’adozione della Carta quale sua costituzione, la formalizzazione dell’Ufficio e la definizione dei grandi assi di lavoro contenuti nel verbale dell’Ufficio plenario d’Ispoure che viene ufficialmente adottato all’unanimità.
Rimane secondo il Presidente da dare al movimento lo slancio decisivo che gli permetta di imporsi a tutti in modo ineluttabile. Egli ricorda che l’APMM non ha la pretesa di prendere il posto di chi che sia ma che è lì per lavorare con tutti quelli che si sono già impegnati in un cantiere delicato che richiama intelligenza di cuore, comprensione ed ottimismo. In un mondo straziato, questa iniziativa di uomini e donne per aiutare tutti quelli che desiderano intraprendere ed unirsi, conferisce a questo movimento pacifista tutta la sua legittimità. Dopo l’Europa, l’Asia, le Ande, è questo il messaggio che l’APMM andrà a portare in Africa l’anno prossimo.
Al fine di avanzare nella stessa direzione, il Presidente invita ogni delegazione a reagire alle proposte presentate con l’obbiettivo che la lunga litania delle sofferenze espresse ad ogni incontro – esodo della popolazione, destrutturazione delle comunità, perdita di identità – non sia più una fatalità. « Per quanto evoluto sia nel pensiero e nella sua capacità di comunicare, mai il mondo è stato così rinchiuso nelle certezze che l’incatenano. Così tante difficoltà portano in loro germi di violenza. Gli uomini e le donne della montagna - in tutti i tempi pacifisti – sono portatori di speranza. La loro sofferenza li ha spinti a realizzare delle prodezze, spesso decuplicata a causa delle condizioni estreme, rivelando il loro genio e la loro creatività. Perché il villaggio mondiale, il quale – che lo vogliamo o meno - si costruisce davanti ai nostri occhi, non sia più soltanto condotto da gruppi armati che faranno regnare il terrore qui e là, appartiene agli stessi uomini e donne di impegnarsi per preservare il filo della riflessione, dell’umanità, dell’equità, in un progetto che sorpassa ognuna delle loro rispettive vite. È difficile proprio perché sono i primi ad aprire la strada.»
Infine, vi è la mancanza di mezzi delle comunità di montagna. È compito dell’APMM di rispondere a questa esigenza e non lo farà da sola, ne lo promette senza mantenerlo; è il senso del piano di azione proposto. Bisogna innanzitutto rifinire l’organizzazione. A partire da tre o quattro idee di forza da declinare in tutto il mondo, bisogna che questa convinzione sia condivisa con tutti quelli incontrati. Per cambiare in modo significativo le cose, l’APMM ha iniziato a lavorare ad un progetto di fondazione, ed incontra dei mecenati suscettibili di impegnarsi nel suo ideale. Per la primavera 2006, vuole allestire a Parigi la prima conferenza intergovernativa sulla montagna. È un progetto ambizioso che deve mobilizzare i capi di stato dei paesi di montagna perché questa grande idea diventi un grandioso programma ripreso dai potenti di questo mondo. Nel contempo, lancerà l’osservatorio mondiale della montagna perché non si può pesare sul corso delle cose, impegnare i militanti, se non vi è una leggibilità di tutte le poste in gioco, delle forze e difficoltà presenti… Questo quadro aggiornato dovrebbe informare tutti quelli che agiscono. È un progetto che richiederà molto lavoro ed impegno da parte di tutti. Il primo marchio di prodotti di montagna in corso di preparazione permetterà di presentare dei prodotti di qualità fonti di guadagno per i produttori di montagna. Ecco tracciato nelle sue grandi linee il programma proposto.
« Ogni qualvolta un montanaro ha iniziato ad incamminarsi su una strada che non esisteva, non si è mai fermato ed è stato quasi sempre seguito. Questo programma ci permetterà di mobilizzare in alto e di creare dell’entusiasmo in basso, perché l’uomo incontri l’uomo e perché questa riconciliazione permetta d’intraprendere – in un solo ed unico movimento – i grandi cantieri del nostro tempo. Tocca a noi sapere se vogliamo dei montanari in piedi, dei montanari che conservino una luce accesa sul loro territorio come un barlume di speranza in questo mondo così ingarbugliato e così difficile. Una piccola luce di pace. »
Azzione internazionale dell'APMM
Nell’introduzione, Pierre Remy ricorda la sua decisione di non assumere più le sue funzioni di segretario generale per motivi personali che non sono attinenti al funzionamento dell’APMM, e neanche ai suoi orientamenti. Sceglie di non essere più in prima linea ma di rimanere impegnato e preferisce intervenire di più in appoggio secondo la sua propria esperienza.
Ricorda la necessità di strutturare l’azione appoggiandosi sulla carta per uno sviluppo equo e duraturo dei territori di montagna. Sottolinea l’importanza di questi due termini iscritti nella costituzione dell’APMM e che ne fanno la sua originalità.
Evoca le due missioni essenziali che hanno motivato la sua creazione :
- Mette in relazione i territori di montagna, tra Nord e Sud, ma anche tra Sud e Sud, per condividere esperienze e mezzi.
- Essere – sul piano internazionale – il portavoce delle preoccupazioni, delle aspettative delle popolazioni di montagna presso le sfere di autorità.
Aldilà delle numerose iniziative già prese, una nuova dimensione potrà essere data a loro per mezzo della riunione di una « conferenza intergovernativa » che dovrebbe porre la domanda sulla presa in considerazione della specificità di questi spazi nella costituzione di regole ai livelli internazionale, regionale e nazionale. Questo implica la creazione di uno strumento suscettibile di migliorarne la visibilità internazionale. Un «osservatorio internazionale della montagna» permetterebbe di migliorare la conoscenza delle forti tendenze all’opera e, di agire, reagire ma soprattutto anticipare le evoluzioni. Infine, la creazione di una «Fondazione internazionale per lo sviluppo equo e duraturo delle montagne del mondo » darebbe i mezzi per insediare dei meccanismi e delle strutture di espressione.
Le proposte per sviluppare le attività dell’APMM vengono dettagliate nei 3 documenti d’orientamento diffusi in seduta (e contenuti negli allegati).
- Orientamenti generali
per il 2005
- Creazione di una fondazione internazionale come strumento per lo sviluppo della cooperazione tra territori di montagna
- Riunione di una Conferenza Intergovernativa sulla Montagna che apra su un dialogo costruttivo tra le popolazioni locali ed i capi di governo dei paesi di montagna.
Al termine del dibattito, queste proposte vengono adottate all’unanimità con le raccomandazioni che ne seguono. Verranno messe in opera in stretta concertazione con le popolazioni di base rappresentate, nel rispetto dei valori fondamentali (durabilità, equità, solidarietà, democrazia) che hanno presieduto alla creazione di questo spazio di espressione delle popolazioni quale è l’APMM, e con la preoccupazione costante di apportare una plusvalenza suscettibile di mobilizzare in modo più efficace l’insieme dei partner, in particolare i finanziatori.
Il Presidente Lassalle ricorda l’importanza di ispirare fiducia ai governi affinché si impegnino a fianco delle popolazioni e permetta così a loro di sviluppare le azioni necessarie. Dialogare a questi vari livelli costituisce una delle missioni prioritarie che sarà affidata in futuro al segretario generale il quale sarà reclutato entro la fine dell’anno. A questo proposito, Jean Lassalle ringrazia Pierre Remy per la sua azione. Evoca la sua rinuncia alle funzioni di segretario generale ma anche il suo augurio di continuare a vedere crescere l’APMM e di potere lavorare prendendo le distanze. Rimane un militante, un uomo impegnato, con la sua esperienza, la sua immaginazione. Per sostituirlo, propone di reclutare entro Natale un nuovo segretario generale il cui statuto cambierà. Pierre Remy era segretario generale, politico e volontario. Egli propone di assumere un segretario generale retribuito, coordinatore di tutta l’azione, che sarà incaricato di mettere in opera la politica definita dall’Ufficio. A questo proposito, ricorda l’appello a candidature lanciato dall’Ufficio esecutivo il 6 ottobre scorso ed invita i membri a presentare rapidamente eventuali candidature.
Svipuli degli scambi e della cooperazione tra i territori di montagna
Africa
Diversamente strutturata a seconda dei paesi, la cooperazione tra territori di montagna dell’Africa si sviluppa con una preoccupazione maggiore, quella di un possibile sviluppo economico per la forte plusvalenza delle risorse preziose che racchiudono. Di fronte alle preoccupazioni nazionali di riduzione della povertà, le regioni di montagna s’integrano nei programmi nazionali di sviluppo equo e duraturo facendo valere i loro vantaggi comparativi. Così, l’APMM Madagascar costituita nel 2002 ha elaborato un piano d’azione convalidato dal governo malgascio sugli argomenti della gestione integrata dell’acqua, dell’intercomunalità e della promozione dei prodotti a forte valore aggiunto (seta, vaniglia, oli essenziali). Nel Camerun, le iniziative proseguono dagli scambi di esperienze tra sindaci del Camerun e quelli francese nel 2003 sul tema dei sistemi di governo locale e della gestione del territorio. Hanno portato alla costituzione in associazione degli eletti di montagna e alla decisione di accogliere l’APMM nel 2005. Con il sostegno dell’ONG Comuni-consulenti, la riflessione dei comuni prosegue sulle opportunità d’intercomunalità per massicci. In Uganda, 50 % della popolazione vive sulle alture che racchiudono rare ricchezze a forte potenziale economico. Una recente riunione di tutti i sindaci sul decentramento ha permesso l’istituzione di una task force per lo sviluppo delle montagne. Un sostegno rinforzato dell’APMM favorirebbe la creazione di una struttura specifica di dialogo tra le comunità di montagna ed il governo ugandese.
Un importante lavoro viene intrapreso in Marocco sulla montagna, in particolare mediante un progetto di legge o di politica di montagna attualmente esaminato in sede di comitato interministeriale.
Tuttavia, l’essenziale delle energie, della società civile in particolare, vengono mobilizzate su immensi cantieri trasversali che necessitano di risposte urgenti : lotta contro la povertà, accesso di tutti all’educazione e alla sanità, statuto della donna, sviluppo democratico e della democrazia locale, in particolare, istanza di equità e riconciliazione per la prevenzione delle violazioni gravi contro i diritti umani, lotta contro i vari integralismi, …
Il nucleo fondatore dell’APMM in Marocco è riuscito a sensibilizzare attorno all’APMM numerose persone fisiche, principalmente ricercatori e membri di associazioni che accompagnano le popolazioni di montagna. Questa adesione prima al progetto APMM è strettamente legata alla prospettiva di costruire insieme l’APMM – Mediterraneo. Offrendo subito un terreno per una delle missioni che l’APMM si è assegnata, vale a dire contribuire a costruire la solidarietà internazionale (non soltanto nord-sud, ma anche sud-sud e nord-nord), l’APMM-Mediterraneo rappresenta un’iniziativa delle più innovative dell’APMM. Per facilitare la sua costruzione ed evitare i nodi che rappresentano i numerosi conflitti esistenti ad est, il nucleo fondatore marocchino propone di cominciare dalla costruzione dell’APMM-Mediterraneo Occidentale che raggruppa i paesi del Maghreb, i paesi europei confinanti come la Spagna, la Francia, l’Italia ed anche il Portogallo. La pertinenza di questa proposta riposa anche sull’evoluzione del processo di Barcellona e sulla realtà dell’APMM i cui attuali membri mediterranei provengono da questi ultimi paesi.
In seno al Marocco, la posizione attuale consiste, non a creare una nuova associazione, ma piuttosto ad offrire un quadro di messa in comune e sinergia dei vari protagonisti in montagna. Tra questi, i rappresentanti tradizionali delle comunità di montagna considerati dalle popolazioni locali come i più legittimi a fianco di alcuni « veri eletti » meritano una vigile attenzione. Mobilizzarli a prendere il loro posto come previsto dai statuti dell’APMM e a rinforzare così il primo collegio interpella l’insieme dell’APMM.
America andina
In America Andina, forti organizzazione multisecolari (che rappresentano alcuni milioni di indigeni) si mobilizzano sui temi del territorio, della risorsa, dell’identità culturale e della sovranità dei popoli. È su queste organizzazioni attive che l’APMM deve appoggiarsi. Si è dunque tenuto in Bolivia, nell’ottobre 2002, ad Achocalla, il 1° incontro regionale Andino il quale ha preceduto l’incontro di Quito. Da allora, l’APMM è percepita nelle Ande come uno spazio di espressione, di dialogo, di articolazione e di difesa dei diritti collettivi a livello globale. Delle iniziative transnazionali emergono da queste strutture di base come quelle dell’AICO (Associazione delle Autorità Indigeni della Colombia) tra la Colombia e l’Ecuador sulla difesa degli ecosistemi minacciati e tra i popoli Wayuu della Colombia e dell’Ecuador. Lo svolgimento nel 2005 e nel 2006 di un incontro continentale Andino e di un Ufficio APMM permetterebbe di scambiare idee su tali progetti e di rinforzare l’appoggio alle iniziative locali intraprese dalle popolazioni solidariamente organizzate la cui storia trascende le frontiere nazionali.
Asia
L’APMM Nepal ha depositato i suoi statuti e conta tra i suoi membri dei rappresentanti di comunità quale il FECOFUN (Federazione Nepalese dei Gruppi d’utenti della Foresta che raggruppa 1000 rappresentanti di gruppi locali), ed altri che gestiscono l’acqua e l’irrigazione, l’energia, l’educazione, la sanità…. Si è riunita ed ha iniziato ad identificare i problemi più sensibili. Dopo Ispoure, un’azione concreta è stata perfino lanciata in nome dell’APMM da FECOFUN, sotto forma di una petizione che ha permesso di fare abbassare le imposte governative sui prodotti forestali dal 40 % al 15 %, ma anche di fare in modo che i gruppi locali che gestiscono la foresta ne traggono beneficio.
Il Nepal è in preda ad una insurrezione armata inquadrata dai Maoisti che esigono che ogni casa dia a loro un uomo per il loro esercito ma anche che versi delle imposte per un importo equivalente al 50 % di tutti i valori prodotti. Così, anche quando le popolazioni locali riescono a fare diminuire la riscossione da parte del governo centrale sulle risorse locali, queste si ritrovano davanti le esazioni degli insorti. Grazie al loro lavoro svolto da 9 anni a Daïlekh, 20000 donne e bambini sono riusciti a tener testa agli insorti e a rifiutare di pagare le loro imposte e addirittura a cacciarli. Per queste donne, questo è l’unico risultato positivo: la vacanza oppure l’assenza di ogni potere o amministrazione esterna ha permesso a loro di organizzarsi localmente e di introdurre una forma di democrazia realmente partecipativa e diretta, grazie alle piccole dimensioni delle comunità. Questo dimostra, secondo le stesse, che lo sviluppo non deve appoggiarsi quanto sui territori che sul loro sistema di governo mediante le loro popolazioni la cui tradizione e capacità di organizzazione per la gestione delle risorse e dei territori sono antiche.
Nel Hindukush ad ovest dell’Himalaya, in Afghanistan (ad 80% al di sopra dei 1000 m. di altitudine), Madera (Missione di aiuto allo sviluppo delle economie rurali in Afghanistan) la quale partecipa da Chambery all’APMM, ha visto evolvere considerevolmente il contesto nel corso degli ultimi cinque anni: dopo la caduta dei talebani, lo Stato afgano è in via di ricostruzione: il Presidente Garzai è stato eletto con una forte partecipazione; il suo governo è insediato; le elezioni legislative interverranno in primavera; seguiranno a mezzo termine delle elezioni locali. Tuttavia, le promesse di sostegno finanziario della comunità internazionale si concretizzano troppo lentamente. D’altronde, la produzione di papavero ha ripreso in pieno. I suoi effetti sono devastanti (costi del fondiario in rialzo, abbandono delle colture alimentari, dipendenza accresciuta dei contadini nei confronti del narcotraffico…) e la sua estirpazione duratura suppone delle condizioni di accompagnamento che non sono riunite oggi, marcando così la difficoltà di costruire rapidamente una sana economia rurale. I programmi di sviluppo integrati (educazione, salute, agricoltura da allevamento) sono più che mai necessari e purtroppo difficili da mettere in opera in quanto le ONG ed i finanziamenti sono bloccati. Madera conduce delle operazioni di appoggio allo sviluppo rurale (genio civile, agricoltura, salute animale, foresta, microcredito) tentando di promuovere dello sviluppo locale a partire di azioni di emergenza sempre necessarie, nelle tre zone del paese (ad Est, vicino alla frontiera pakistana da diciotto anni, nel centro nel Hazarajat da dieci anni e ad Ovest nella provincia di Ghor da quattro anni) con dei finanziamenti internazionali, in particolare europei e francesi (http:/www.madera-asso.org). Queste azioni, condotte nell’ambito di programmi regionali, sono poco a poco sostituite da politiche nazionali, quali i NSP (programmi di solidarietà nazionale): le popolazioni dei distretti in questione sono invitate ad elaborare dei programmi di investimenti prioritari (metodi partecipativi), ad indicare dei comitati di pilotaggio, che dispongono di mezzi finanziari per realizzarli con il concorso di ONG o di imprese locali. Madera si iscrive nella carta dell’APMM cercando di creare delle partnership tra i territori dell’Afghanistan dove interviene ed altre regioni o collettività locali dell’Europa e ad individuare o appoggiare delle organizzazioni afgane le quali si preoccupano di fare conoscere le attuali condizioni di esistenza delle popolazioni di montagna e le loro specifiche aspettative nei confronti della comunità internazionale.
In questo ambito, il ruolo dell’APMM non deve essere tanto quello di lanciare delle azioni che quello di motivare e sostenere gli sforzi locali di strutturazione e di presa in mano del loro proprio sviluppo da parte delle popolazioni locali. Così, il progetto di centri di risorse permette alle popolazioni di montagna che soffrono d’isolamento e sono private di accesso alla conoscenza e alle nuove tecnologie di comunicare tra di loro e di scambiarsi il loro savoir-faire, di formarsi e di informarsi reciprocamente. La Fondazione appare anche un eccellente espediente per raccogliere i mezzi allo scopo di aiutare le popolazioni locali ad occuparsi di loro stesse. Numerosi successi di gestione locale di fondi nazionali nell’ambito dell’acqua e dell’irrigazione, oppure dell’elettricità, giustificano pienamente la rivendicazione delle comunità a gestire tali attrezzature. Infine, le popolazioni di montagna devono avere delle compensazioni per i servizi ambientali e la gestione delle risorse utilizzate a monte (acqua e foresta). L’azione sui marchi permetterà di promuovere ed anche di creare dei mezzi di esistenza per le popolazioni di montagna: il tè, il caffè, le piante medicinali ecc.
Europa
In Europa, le collettività di montagna sono strutturate da vari anni in organizzazioni attive a livello nazionale (UNCEM per l’Italia, ANEM per la Francia) ed europeo (l’AEM). Il Vicepresidente Valerio Prignachi, afferma ancora l’interesse e l’impegno dell’UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani), organizzazione fondatrice dell’APMM, la quale rappresenta tutte le collettività di montagne italiane. Egli propone di tenere all’inizio di gennaio una riunione di concertazione e di coordinamento per una migliore sinergia tra le organizzazioni fondatrici dell’APMM nella messa in opera di questi orientamenti ed il loro finanziamento. Questa riunione dovrebbe permettere di dare un nuovo impulso agli impegni dei partner europei.
La Svizzera rappresentata da una delegazione del Cantone del Vallese dichiara l’esistenza di un raggruppamento delle popolazioni di montagna (il SAB) il cui paragone con l’APMM potrebbe essere considerato a termine. La capacità di convincere e riunire più fortemente a livello europeo dell’associazione passa tuttavia, secondo il Vicepresidente, Gabrielle Nanchen, dal rispetto di alcune regole formali nella tenuta delle riunioni statutarie.
In seno all’Associazione dei comuni portoghesi è appena iniziata una discussione sulla creazione di una sezione montagna che permetterà a termine di rinforzare la partecipazione portoghese all’APMM. L’accoglienza di una riunione APMM in Portogallo sottolineerebbe il sostegno apportato a questo progetto.
Conclusione
L’agenda 2005 dovrà prevedere l’organizzazione di dibattiti che permettono un appoggio rinforzato alle iniziative locali e regionali per l’istituzione di spazi d’espressione e intermediari delle loro dinamiche (creazione di una regione mediterranea, perseguimento delle dinamiche andina, himalaiana, africana e europea). La strutturazione della rete dovrà appoggiarsi sulle organizzazioni rappresentative legittimamente create e il cui inventario rimane da redigere. L’APMM dovrà dibattere al suo prossimo ufficio sulle modalità di partecipazione, di comunicazione e sulla sua organizzazione interna (funzionamento associativo all’internazionale, rinforzo dei collegi 2 e 3, svolgimento delle riunioni). La consolidazione della sua azione deve essere oggetto di specifiche riflessioni (capitalizzazione e trasmissione delle iniziative, metodologie e meccanismi d’espressione delle popolazioni, riconoscimento dell’identità montana al livello europeo, lavoro sull’identità degli uomini parallelamente a quello sui prodotti nell’ambito del progetto di marchio). |